Riflessioni
Hezbollah
Appelli
Eventi
Articoli visualizzati : 338173
Visite ultimi 30 giorni : 8864
| Il sequestro di Haiti |
|
|
| Haiti |
| Scritto da John Pilger |
| Mercoledì 03 Febbraio 2010 10:01 |
|
L'aeroporto della capitale Port-au-Prince è adesso una base militare americana e i voli di soccorso sono stati dirottati sulla Repubblica Dominicana. Per tre ore, tutti i voli sono stati sospesi all'arrivo di Hillary Clinton. I feriti gravi haitiani hanno dovuto aspettare mentre 800 residenti americani di Haiti venivano sfamati ed evacuati. Sei giorni sono trascorsi prima che l'aviazione statunitense paracadutasse bottiglie d'acqua alla gente assetata e disidratata.
In qualche modo aveva ragione. Non era mai successo che durante un periodo di cosiddetta pace, le relazioni umane fossero militarizzate da un potere così rapace. Mai prima d'ora un presidente americano e il suo governo erano stati così subordinati all'establishment militare dei suoi screditati predecessori com'è successo a Barack Obama. Nel proseguire la linea politica di guerra e dominio di George W. Bush, Obama ha ottenuto dal Congresso un budget militare senza precedenti, superiore ai 700 miliardi di dollari. Di fatto Obama è diventato il portavoce per un golpe di tipo militare. Per il popolo di Haiti i risvolti sono chiari, benché grotteschi. Con i militari USA che controllano il loro Paese, Obama ha designato George W. Bush come “coordinatore dei soccorsi”; una facezia certamente presa dal libro “The Comedians” di Graham Greene, ambientato nell'Haiti di “Papa Doc” Duvalier. Quand'era presidente, i soccorsi che Bush predispose dopo l'uragano Katrina del 2005 si sono trasformati in una sorta di pulizia etnica di molti abitanti neri di New Orleans. Nel 2004 Bush ordinò il sequestro di Jean-Bertrand Aristide, il primo ministro di Haiti, eletto democraticamente, e lo esiliò in Africa. Aristide aveva avuto la temerità di promulgare modeste riforme, come il salario minimo per i lavoratori sfruttati nei laboratori di Haiti. L'ultima volta che mi trovai ad Haiti, vidi giovanissime ragazze prone davanti a sibilanti e ronzanti macchinari dello stabilimento Superior Baseball di Port-au-Prince. Molte avevano occhi gonfi e braccia lacere. Estrassi la macchina fotografica e venni buttato fuori. Haiti è dove l'America produce l'occorrente per il suo sacro sport nazionale, a costi irrisori. Haiti è dove la Disney fabbrica i suoi Mickey Mouse pigiama, a costi irrisori. Ad Haiti gli USA controllano lo zucchero, la bauxite e la sisal. Alla coltivazione del riso è subentrato riso americano d'importazione, così la gente dei campi ha dovuto traslocare nelle città in case fatiscenti. Anno dopo anno Haiti è stata invasa da marines con l'infame nomea di specialisti in atrocità dalle Filippine all'Afghanistan. Un altro comico è Bill Clinton, dopo aver ottenuto di rappresentare le Nazioni Unite ad Haiti. Un tempo il preferito della BBC, “Mr Nice Guy... portatore di democrazia ad una triste e tribolata terra”, Clinton è il più famoso filibustiere di Haiti; impose la deregolamentazione dell'economia a beneficio dei baroni dello sfruttamento. Di recente ha promosso un accordo di 55 milioni di dollari per trasformare il nord di Haiti in un parco-giochi per turisti americani. Il primo vantaggioso successo arrivò lo scorso anno con il golpe ai danni del presidente dell'Honduras, Jose Manuel Zelaya, che aveva “osato” introdurre il salario minimo e la tassazione dei ricchi. Il sostegno segreto di Obama per il regime illegale è un chiaro monito per i governi vulnerabili dell'America centrale. Lo scorso ottobre il regime colombiano, da tempo sul libro paga di Washington e protetto da squadoni della morte, ha consegnato agli USA sette basi militari che, secondo documentazioni dell'aviazione americana, servirebbero per “combattere i governi anti-USA sul territorio”. La propaganda dei mezzi di comunicazione ha già preparato il terreno per quella che potrebbe benissimo essere la prossima guerra di Obama. Il 14 dicembre 2009, alcuni ricercatori della UWE di Bristol hanno pubblicato per la prima volta uno studio sui documentari della BBC sul Venezuela. Su 304 servizi della BBC, soltanto tre indicavano le riforme storiche introdotte dal governo Chavez, mentre la maggior parte screditava lo straordinario record democratico di Chavez, al punto da paragonarlo ad Hitler. Queste falsificazioni e una servile attitudine nei confronti del potere occidentale abbondano tra le corporazioni mediatiche anglo-americane. La gente che lotta per una vita migliore, o per la vita stessa, dal Venezuela all'Honduras, ad Haiti, merita il nostro sostegno.
|




