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| A dieci anni dalla "Riconciliazione Nazionale" |
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| Algeria |
| Scritto da Cherif Ouzani* |
| Venerdì 29 Gennaio 2010 14:36 |
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Dieci anni fa, il 13 gennaio del 2000, entrava in vigore la legge sulla “Concordia Civile”, la cui chiave di volta era la grazia e il "perdono" per i circa 6mila combattenti dell'AIS (Esercito islamico salvezza, l'ala militare del FIS, Fronte islamico di salvezza) che avevano preso le armi contro il regime nei primi anni novanta sotto la guida di Madani Mezrag. Sulla base di questo approccio il presidente Abdelaziz Bouteflika aveva indetto, nel settembre 1999, un referendum chiedendo il sostegno popolare alla politica del perdono. E’ così che i “criminali", un termine generico del lessico ufficiale per designare i membri dei gruppi salafiti armati, sono diventati gli "smarriti”, chiamati a trovare la strada giusta per tornare a casa. Cinque anni dopo, nel settembre 2005, il governo è dovuto ricorrere nuovamente al suffragio universale per trasformare la legge sulla “Concordia Civile” in una vera e propria “Carta per la riconciliazione nazionale”. Da allora gli eventi che sconvolsero l'Algeria negli anni ‘90 sono chiamati “tragedia nazionale”, dando il diritto al risarcimento delle vittime dirette (militari e ribelli) o collaterali (civili e scomparsi).
Il netto miglioramento della situazione della sicurezza è senza dubbio il risultato della “Riconciliazione nazionale”. Ma se questa è riuscita a spopolare la macchia e a limitare le risorse dei gruppi armati, essa è anche una delle cause della radicalizzazione degli islamisti irriducibili. Sei mesi dopo la sua entrata in vigore, nel marzo 2006, il GSPC di Abdelmalek Droukdel decide di giurare fedeltà alla organizzazione di Osama Bin Laden, rinominandosi nel febbraio 2007 “Al-Qaeda nel Maghreb Islamico” (AQIM). A cambio di nome, cambio di strategia. Il riflusso degli atti terroristici ha avuto ripercussioni economiche. Durante il decennio buio, l'economia algerina aveva registrato perdite di oltre 20 miliardi di dollari. Diversi grandi progetti (l’aeroporto e la metropolitana di Algeri, l'autostrada est-ovest, il passante ferroviario dell’alto piano, ecc.) vennero bloccati per motivi di sicurezza. La diminuzione della violenza non solo ha permesso di riavviare questi progetti, ma ha anche aperto la strada per un ambizioso programma di investimenti pubblici (oltre 200 miliardi di dollari in dieci anni). La “Riconciliazione” ha infine portato alla reintegrazione di circa 6.500 combattenti, e alla scarcerazione di oltre 2.500 prigionieri islamici.
Sostenuta da una schiacciante maggioranza della popolazione (oltre il 90% dei voti nel referendum del 1999 e 2005), la “Riconciliazione nazionale” è comunque stata un'operazione complessa. "Essa suggerisce alla società di accettare senza riserve la riabilitazione dei colpevoli di atti di barbarie che sono particolarmente difficili da perdonare o da dimenticare”, ha sottolineato l'avvocato Mohamed Nadir Bouacha. Ma nel complesso, non c'è stata vendetta contro i pentiti. In compenso più di 200 di loro sono stati "giustiziati" dai loro ex soci. Quanto al numero dei beneficiari della “Pace dei coraggiosi” che hanno approfittato delle misure di clemenza per tornare alla macchia, si stima (dati dei servizi di sicurezza) che non siano stati più di 300, meno del 4% di quelli rilasciati o che abbiano deposto le armi . Tra di loro c’erano due autori di un attacco kamikaze nella capitale nel 2007. Affinché il loro reinserimento sociale avesse successo, gli islamisti hanno evitato di tornare alle loro città o villaggi natali. Coloro che hanno potuto permetterselo hanno scelto l'anonimato delle grandi città, dove i loro trascorsi non sono noti. Pochi di loro hanno trovato il lavoro che avevano prima della guerra, ciò anche a causa dei mutamenti subiti dall'economia. Le loro vecchie aziende sono scomparse, privatizzate, o hanno cambiato attività. "La maggior parte vengono riciclati nell'economia informale, già occupata dai loro mentori, gli emiri", dice un alto ufficiale dell'esercito. Il settore dell'istruzione è stato uno dei principali fornitori della guerriglia, così il governo è stato attento e ha vietato il ritorno dei pentiti nelle scuole, nei collegi o nei licei. Questa decisione ha provocato l'ira degli ex-leader degli islamisti, tra cui Madani Mezrag, che ha denunciato "il mancato rispetto degli impegni da parte dello Stato".
Tenuti alla discrezione, gli attivisti liberati preferiscono utilizzare le reti islamiche, che rimangono attive, impegnandosi nel riciclaggio di denaro e nel "business". Questo va da piccole bancarelle di frutta e verdura in un mercato pubblico alle grandi operazioni commerciali. Ma si resta nei settori legati al proselitismo, come l'organizzazione della importazione e distribuzione di letteratura religiosa dal Cairo e Damasco. Paradossalmente, le vittime collaterali della “Pace dei coraggiosi” si trovano tra i funzionari di stato. Il governo ha abbandonato al loro destino proprio le vittime della Tragedia nazionale che si sono battuti per la Repubblica. Stiamo parlando di coloro che sono rimasti disabili a vita, a causa di un attacco magari ad un paio di settimane dalla smobilitazione, stiamo parlando dei “patrioti” (civili che hanno preso le armi contro gli islamisti), di coloro senza status, dei diplomatici e dei funzionari colpiti da un attacco terroristico ...
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Bilancio di un decennio di catarsi collettiva